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I sogni erotici nell’antichità pagana e cristiana

digital I sogni erotici nell’antichità pagana e cristiana
Articolo
rivista AEVUM ANTIQUUM
fascicolo AEVUM ANTIQUUM - 2004 - 4
titolo I sogni erotici nell’antichità pagana e cristiana
autore
editore Vita e Pensiero
formato Articolo | Pdf
online da 09-2017
issn 1121-8932 (stampa) | 1827-7861 (digitale)
€ 6,00

Ebook in formato Pdf leggibile su questi device:

I poeti usarono i sogni erotici per illustrare le motivazioni segrete dei loro personaggi. I filosofi materialisti (Epicuro, Lucrezio) e i fisici (Ippocrate, Erofilo, Galeno) ne sottovalutarono l’importanza e Aristotele non attribuì ad essi nessun valore morale. Tuttavia, per gli autori pitagorici, i filosofi spiritualisti (Platone e i Neoplatonici) e per gli affiliati alla scuola stoica questi sogni erano un sintomo di squilibrio mentale. La loro assenza era considerata un segno di progresso nella virtù. Le emissioni notturne svilivano moralmente l’individuo, perché erano un segno che il corpo e l’anima erano confusi. Dati tali precedenti e considerate le proibizioni giudaiche in materia di purezza, i primi padri della Chiesa furono ossessionati dal problema dei sogni erotici che portavano all’eiaculazione. Il problema fu risolto da San Gregorio Magno che distinse tre tipi di 'pollutio': ex superfluitate, ex infirmitate, ex crapula, ex turpi cogitatione. Solo l’ultima tra queste era peccaminosa, ma la colpa era attribuita al peccatore con diversa gradazione, a seconda dei tre stadi del peccato: suggestione, delectatione e consensu.